Due anni dopo

Due anni fa, la sanità siciliana t’ha ammazzato. Il prossimo 11 giugno – il giorno del compleanno della mamma -, dopo un’indagine giudiziaria all’insegna della sciatteria, inizierà il processo a una dottoressa individuata come responsabile penale della tua morte: t’ha rubato il tempo necessario a farti l’elettrocardiogramma e a iniettarti un anticoagulante. E saresti ancora qui, vivo. Quel tempo l’ha regalato a un altro, un parente di una sua collega che non voleva aspettare il proprio turno. Alla sbarra, con lei, anche l’Asp 3 di Catania, come responsabile civile.
Mi sento svuotato, Nino caro, privo di energie, della forza e della determinazione necessarie ad andare avanti, anche se con la denuncia ho innescato un meccanismo giudiziario che, per inerzia, è giunto fino al processo che sta per cominciare.
Il sistema sanitario è quel cesso che era due anni fa. E non farà passi avanti. Semmai, indietro. L’ospedale e il pronto soccorso di Giarre sono rimasti chiusi, due delle cinque ambulanze del territorio sono ancora non medicalizzate, quelli del comitato che s’è opposto alla chiusura dell’ospedale sono finiti sotto processo per avere occupato i binari. Curnuti e mazziati. Funziona così, in Italia: protesti per difendere un diritto costituzionale e finisci sotto processo. La politica repressa col codice penale.
Tu mi dirai: “E mu cunti a mia? Jù mottu, sugnu; iddri si ponu ancora difenniri”.
Già. Te lo raccontavo perché non sopporto le ingiustizie. E so che nemmeno tu le sopportavi. E perché, dopo due anni, non so più che dire e che fare, come se più nulla avesse senso. Malgrado il processo ormai prossimo, che spero finisca presto, ché, davvero, fratello, non ne posso proprio più. La tua morte e quel che ne è seguito mi hanno sbarellato più di quanto non lo fossi già di mio. Aiutami a resistere: così non ci arrivo fino alla Cassazione.
Da bambini, il 2 di novembre, i nostri morti ci portavano i regali. Lo so che non sono più un bambino e so pure che non erano i morti a portarci i regali, ma tu fa conto che io non lo sappia e regalami la forza di andare avanti.
Ti voglio bene.

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