Ancora una volta

10346292_789042307782427_351290659904525883_nIeri l’ennesima morte per malasanità; ancora una tragedia che si consuma nel nostro comprensorio non per tragica fatalità ma per chiara responsabilità. Antonino Gulisano avrebbe compiuto quarantotto anni domani 20 maggio. Della sua prematura morte, parlare di disgrazia o attribuire al fato l’evento, non si può e soprattutto non si deve!

Si deve invece obbligatoriamente scrivere e parlare, di morte causata, dove le responsabilità vanno ad imputarsi a persone con ruoli ben delineati in tempo e luogo. I fatti ci dicono che Antonino trasportato d’urgenza in ambulanza al pronto soccorso del nosocomio di Acireale con palesi sintomi di sopraggiunto infarto, sia rimasto in attesa dell’esame strumentale specifico, in questo caso un semplice ECG (elettrocardiogramma) per oltre due ore. Esame che avrebbe insindacabilmente accertato la diagnosi di infarto. Per Antonino il tempo è stato fatale: ha cessato di vivere prima che gli applicassero gli elettrodi: è spirato sotto gli occhi di madre e fratello ai quali, invitati ad uscire, é stato prontamente detto che il loro congiunto era stato colto da crisi epilettica. Scrivo con rabbia e dolore perché testimone del dramma famigliare di Antonino e dell’impotenza che ne deriva. Parlare di negligenza, di errore di valutazione o di tutto ciò che si dice in casi come questi, non dà quiete e pace a chi vede sottratta la vita di un proprio caro.

Ho già letto della prassi di rito che è da protocollo in circostanze come queste. Il primario che dichiara di non essere in loco al momento dell’accaduto e della certezza che i medici di turno abbiano fatto tutto il possibile per salvare una vita umana. Penoso e ridicolo. Il caso di Antonino Gulisano è l’ennesimo ma non l’ultimo caso di morte di cui i responsabili non sono solo gli operatori di turno a prescindere da eventuali negligenze. Le tante, troppe morti a cui assistiamo impotenti schiumando rabbia, hanno nomi e cognomi e responsabili ben indicati. Questi morti sono la conseguenza dello scellerato, mirato e voluto piano per distruggere la sanità siciliana che ha portato alla chiusura irresponsabile ed incosciente di tanti ospedali dell’isola una fra cui quello di Giarre. Un piano preciso attuato dai signorotti della politica siciliana con l’avallo di quella romana, che mirava al taglio ed al declassamento degli ospedali riducendone i posti letto prima e azzerandone l’esistenza dopo: tutto ciò in virtù di un bilancio che prevedeva la sottrazione dei fondi alla sanità pubblica a favore di finanziamento ed incentivo per le attività sanitarie private. Cliniche e similari gestite da amici o da compari finanziatori di quei movimenti, gruppi o partiti politici che sotto la bandiera di autonomia e rinnovamento, depredavano le risorse di questa già nostra martoriata terra togliendoci non solo la dignità ma negandoci anche uno dei più sacrosanti diritti che è quello alla salute. Governatori novelli Licinio Verre, che in mancanza di Ciceroni romani che li trascinassero alla barra, hanno ben piazzato i muri a contenimento non degli orti ma dei loro feudi. Gli orti invece li hanno fatti coltivare ai loro leccaculo. Si è creato e continua ad avere così, un sistema di complicità, connivenza, favoritismo spacciato per merito che diventa modus operandi e d’intento dei nostri politicanti. Gli stessi giannizzeri di ieri proteggono oggi senza remora il loro sultano in esilio; lo fanno in modo mistificato, camuffato, infiltrandosi ed innalzando nuove bandiere e vessilli ma lo fanno senza pudore o vergogna; politicozzi mezze calze convintovi semidei che oggi affermate di battervi per giusta causa e diritto e che sposate proclami con i venditori di fumo di turno: ieri a chi baciavate mani e chiappe ed oggi a chi pulite le scarpe?

Siete sempre gli stessi con qualche anno e forse tanti euro in più. Ma sempre gli stessi! Oggi non indignatevi o fingete dolore per la morte di Antonino Gulisano perché della sua morte, voi siete corresponsabili; lasciate la sacralità di un dignitoso dolore alla mamma ed ai fratelli e non sporcate il decoro di una vera lacrima con la schifezza dei vostri discorsi di circostanza. Un’ ultima cosa voglio dire a quei signori che in tempi e luoghi di campagna elettorale vestono l’aureola dei santi ed imbracciano la spada della giustizia: quando andate ad incontrare i ragazzi non fatelo in panineria ma nelle biblioteche o meglio nei monumenti elevati ai diritti calpestati quali ad esempio gli ospedali che voi stessi avete contribuito a far divenire tali; e quando raccontate le favole dove il buono o l’eroe di turno è il candidato che voi sostenete, parlate ad occhi bassi perché se tentate di tenere lo sguardo alto, può accadere che vi siano degli specchi e se lo specchio abbia a riflettere la vostra immagine, allora voi stessi potreste esser colti da tal senso di nausea che magari credendo di star male, non essendoci più pronti soccorsi, avreste paura di far intervenire una delle cinque ambulanze che l’hanno soppiantato.

Giuseppe Castorina

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