Nino, gli Esperia e me

Mica lo sapevo che in piazza Fabrizio De Andrè, al Camposanto vecchio, ci avrei trovato Gioacchino e gli Esperia NPS.
M’aveva cercato Angelo Larosa, il caparbio animatore del Comitato cittadino che si batte per la riapertura dell’ospedale di Giarre, per invitarmi all’iniziativa di ieri sera. Sapevo che avrebbero ricordato Rosario Pistorio, storico presidente del locale Tribunale per i diritti del malato, che a suo tempo s’era strenuamente battuto con successo per l’apertura del “nuovo” ospedale. Sapevo anche che sarebbero stati ricordati la signora Maria Mercurio, morta un anno fa aspettando l’ambulanza, e Nino, mio fratello, deceduto lo scorso 18 maggio nel «Pronto soccorso» dell’ospedale di Acireale, abbandonato a se stesso per ore malgrado i palesi sintomi d’infarto. Sapevo, genericamente, che non sarebbe stata solo una serata di parole ma, soprattutto di musica. Non avevo approfondito, però, né controllato il programma. Né avevo pensato alla possibilità, tutt’altro che remota, che potessero chiamarmi sul palco a parlare di Nino, così, quando è successo, ero praticamente nel pallone. Mica mi sono ricordato che a Nino gli Esperia piacevano assai, che con Gioacchino erano amici e che ieri sera, fosse stato ancora vivo, ci sarebbe stato di certo. Nisba, vuoto totale.
Poi il rock blues degli Esperia riempie di energia piazza De Andrè e i ricordi riaffiorano, nitidi, circostanziati: io che torno in vacanza da Roma, Nino che scartabella fra i suoi cd, ne piglia uno, lo infila nel lettore – «Senti chi ti fazzu ascutari» mi dice sorridente -, preme play e parte Controcorrente. Erano gli Esperia. E allora l’ho fatto, ho fatto ciò che “normalmente” non dovrebbe farsi: ho aspettato che terminassero Libera, mi sono avvicinato al palco e ho detto a Gioacchino: «Passami il microfono, devo raccontarti una cosa». E gliel’ho raccontata, ché non c’era niente di più adatto di quel contesto per raccontargli che Nino in estate mi aggiornava sulle loro produzioni, mi faceva ascoltare le loro canzoni, le ascoltavamo insieme ed era contento di documentarmi gli enormi progressi di quel gruppo d’amici rockettari che avevo visto formarsi una trentinaa d’anni fa ma di cui avevo perso le tracce. L’ho raccontato. E per un paio di minuti Nino è stato lì, con noi, vivo.

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