Si chiamava Antonino Gulisano e fra due giorni avrebbe compiuto 48 anni

13232869_10209338204481618_6651143242534938004_nPietro Orsatti – 18 maggio 2016

“Mio fratello si chiamava Antonino, e fra due giorni avrebbe compiuto 48 anni”. Queste sono le ultime parole che mi ha detto al telefono poco fa il mio amico, compagno e collega Sebastiano Gulisano. Oggi suo fratello è morto di malasanità. Questo termine così sconciamente neutro e abusato che nasconde tragedie e dolore. E omicidi.

Antonino si è sentito male a casa, a Riposto un comune in provincia di Catania. Il fratello, Sebastiano, ha chiamato il 118 e dopo pochi minuti è arrivata l’ambulanza. Una cosa incredibile in un pezzo di Paese dove la sanità pubblica è poco meno di un’ipotesi. Immediatamente i paramedici hanno capito che si trattava di un sospetto infarto. E via di corsa verso l’ospedale di Acireale. Nei pochi minuti di tempo percorso a bordo dell’ambulanza sarebbe stato possibile fare un elettrocardiogramma. Se ci fosse stato l’apparecchio a bordo. La madre e due fratelli di Antonino intanto sono andati a Acireale anche loro.

Sebastiano è rimasto a casa, c’era un operaio che doveva fare dei lavori e non si poteva lasciare l’appartamento vuoto senza nessuno. Preoccupato ovviamente, Sebastiano. Ma quell’intervento così immediato e professionale un po’ lo aveva rassicurato. Si sa che in caso di infarto i primi minuti sono fondamentali e quel pronto intervento era stato davvero tempestivo. Dopo più di due ore dopo, non avendo ricevuto notizie, Sebastiano ha chiamato suo fratello per sapere se c’erano novità. “Antonino è morto”.

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