Morire di maggio – Anna Vasta

nino
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Ninetta mia, morire di maggio, ci vuole tanto, troppo coraggio…“. E quanto ce n’è voluto, a te, Nino, per vederti morire in quella corsia d’ ospedale, in attesa che un medico si accorgesse di te, ti strappasse alla morte,a quella tremenda solitudine di chi muore, mentre intorno la vita continua il suo corso, indifferente al suo strazio muto. Che pensieri, che sconforto, e speranza – ultima a lasciarci – in quelle tre ore in cui lottavi contro la tentazione di gettare la spugna, di arrenderti, di sottrarti all’umana indifferenza e consegnarti a quel nulla eterno in cui sei scivolato senza remissione alcuna. In questo momento, la tua amata Riposto, il tuo mare, la tua muntagna, i tuoi familiari, i tuoi amici, i conoscenti, anche coloro che ti hanno conosciuto solo nel momento del dolore, della perdita di ciò che di più caro è stato dato ai mortali- il soffio vitale – si stringono in un grande, triste, inconsolabile abbraccio a ciò che rimane di te, il ricordo vivo di una ancor giovane vita inutilmente, insensatamente stroncata. “Dormi sepolto in un campo di grano/ non è la rosa, non è il tulipano/ che ti fan veglia dall’ ombra dei fossi, ma sono mille papaveri rossi”.

Anna Vasta

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